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Esame Avvocato 2026: date delle prove scritte e novità
Esame Avvocato 2026
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Esame Avvocato 2026: date delle prove scritte e novità 

Esame di avvocato 2026: torna il parere dopo sei anni, come sono fatte le due prove del 15 e 16 dicembre

Esame avvocato 2026: due prove scritte, e il parere torna dopo sei anni

Il decreto del Ministro della Giustizia del 3 settembre 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4a serie speciale n. 70 dell’11 settembre, fissa le prove scritte della sessione 2026 nei giorni 15 e 16 dicembre 2026, con inizio alle nove del mattino. Le prove scritte sono due: la redazione di un parere motivato e la redazione di un atto giudiziario. Sette ore ciascuna, dal momento della dettatura del tema.

La notizia vera non sono le date: è il ritorno del parere. Le sessioni 2023-24, 2024-25 e 2025-26 prevedevano una sola prova scritta, il solo atto giudiziario; prima ancora, nel 2021-22, si era passati per l’orale rafforzato senza scritti. L’ultimo parere motivato dettato all’esame di avvocato risale alla sessione di dicembre 2019.

Vuol dire che nessun candidato degli ultimi sei anni ha mai scritto un parere d’esame, e che chi oggi prepara la sessione non ha praticamente tracce recenti su cui allenarsi. È il problema concreto di questa sessione, ed è la ragione per cui un percorso dedicato ad atti e pareri, in questo dicembre, pesa più che in qualsiasi altro anno.

Le date, e una cosa che il decreto non dice

L’articolo 4 del decreto stabilisce che le prove scritte si svolgono dalle ore nove antimeridiane dei giorni 15 e 16 dicembre 2026, presso le sedi delle ventisette Corti d’appello elencate nell’articolo 1, più la sezione distaccata di Bolzano della Corte d’appello di Trento, dove è ammesso l’uso del tedesco.

Qui però serve un’avvertenza che in rete non fa quasi nessuno. Il decreto non dice quale prova si svolge in quale giorno. L’articolo 2 elenca il parere per primo e l’atto per secondo, ma non li assegna a una data. Diverse fonti danno per certo che il 15 dicembre sia il parere e il 16 l’atto: è l’ipotesi più naturale, e probabilmente andrà così, ma al momento non è scritto in nessun atto ufficiale. Chi organizza il proprio studio sull’ordine delle due prove farebbe bene a saperlo, e a controllare le comunicazioni successive del Ministero.

Sul fronte delle scadenze, invece, non ci sono ambiguità: la domanda si presenta esclusivamente per via telematica dal 1 ottobre all’11 novembre 2026, con SPID di secondo livello, CIE o CNS, per un costo complessivo di 90,91 euro suddiviso in due pagamenti PagoPA. La pratica forense va completata entro il 10 novembre 2026.

Come sono fatte le due prove scritte

L’articolo 2 del decreto descrive le prove con precisione, e vale la pena leggerle una accanto all’altra perché sono due esercizi diversi, non due versioni della stessa cosa.

 Parere motivatoAtto giudiziario
OggettoUna questione proposta in una materia scelta dal candidatoUn caso pratico che postula conoscenze di diritto sostanziale e processuale
Materie fra cui scegliereDiritto privato, diritto penale, diritto amministrativoDiritto privato, diritto penale, diritto amministrativo
DurataSette ore dalla dettatura del temaSette ore dalla dettatura del tema
Ausili ammessiI soli codici annotati con la giurisprudenzaI soli codici annotati con la giurisprudenza
SogliaNon meno di 18 puntiNon meno di 18 punti

La differenza sostanziale sta nel tipo di scrittura. Il parere è un ragionamento che si conclude con un consiglio: parte da una questione, la inquadra, espone le soluzioni possibili e sceglie, motivando. L’atto è un documento di parte: ha una forma vincolata, chiede di individuare il rito giusto, il giudice competente, le domande da formulare, e si misura tanto sulla tecnica processuale quanto sul diritto sostanziale.

Chi ha preparato le sessioni degli ultimi anni ha allenato soltanto la seconda. È la prima che va costruita da zero.

La scelta della materia: in aula per gli scritti, nella domanda per l’orale

Questo è il punto procedurale che genera più confusione, e che non ho trovato spiegato in nessuna delle prime pagine di Google.

Per le prove scritte la materia si sceglie in aula: il decreto dice che il candidato sceglie la materia predisponendo uno dei pareri e uno degli atti giudiziari dettati dal presidente della commissione. La formulazione riferisce la scelta separatamente al parere e all’atto, e il testo non impone di scegliere la stessa materia per entrambe le prove. Letteralmente, nulla sembra vietare un parere di civile e un atto di penale. Lo segnaliamo come lettura del testo, non come certezza: non esiste a oggi una FAQ ministeriale che lo confermi, e prima di costruirci sopra una strategia conviene attendere un chiarimento.

Per la prova orale, invece, non c’è margine: la materia va indicata già nella domanda di partecipazione, quindi entro l’11 novembre. Chi compila la domanda in questi giorni sta prendendo una decisione che a dicembre non potrà più cambiare, ed è bene prenderla sapendolo.

I punteggi: diciotto per ciascuna prova, senza compensazione

Alle prove scritte ciascun componente della sottocommissione attribuisce fino a dieci punti di merito. Sono ammessi alla prova orale i candidati che ottengono non meno di diciotto punti per ciascuna delle due prove scritte.

Per ciascuna: le due prove non si compensano. Un ventisette sul parere non salva un diciassette sull’atto, e viceversa. Chi punta tutto sulla prova in cui si sente più forte sta correndo un rischio che la norma non ammette.

All’orale i punteggi funzionano allo stesso modo, con dieci punti per componente su ciascuna voce: si e idonei con almeno novanta punti complessivi e non meno di diciotto per ciascuna voce. I criteri di valutazione fissati dal decreto sono cinque: chiarezza, logicità e rigore metodologico; capacità di soluzione di problemi giuridici concreti; conoscenza dei fondamenti teorici degli istituti trattati; capacità di cogliere profili di interdisciplinarietà; conoscenza delle tecniche di persuasione e argomentazione.

Quest’ultimo criterio merita un’annotazione, perché è quello che distingue un elaborato sufficiente da uno buono e quello che non si impara leggendo manuali: si impara scrivendo e facendosi correggere.

Nel 2026 si scrive a mano, non al computer

Circola in rete l’informazione che nella sessione 2026 gli elaborati si redigano al computer con software certificati dal Ministero. Per questa sessione è falso.

Il decreto del 3 settembre 2026 dice che le prove scritte si svolgono in presenza, con il solo ausilio dei codici annotati con la giurisprudenza. Non prevede alcuno strumento informatico. L’unico computer menzionato è quello previsto per i candidati con DSA, messo a disposizione dalla Corte d’appello, non connesso a internet, e soltanto per la prova orale, per prendere appunti e schematizzare il caso pratico.

L’equivoco nasce da una notizia vera ma riferita a un altro testo: il 2 ottobre 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare un decreto legislativo di riforma dell’ordinamento della professione forense, destinato a sostituire la legge 247/2012, che fra le altre cose prevede lo svolgimento delle prove scritte con strumenti informatici. È un testo approvato in esame preliminare: non è in vigore e non si applica a dicembre.

Quali codici si possono portare

La regola del decreto è una sola e vale per entrambe le prove: il solo ausilio dei codici annotati con la giurisprudenza. Solo ausilio significa che nient’altro è ammesso.

Alla data in cui scriviamo non risulta pubblicato un elenco ministeriale dei codici ammessi per la sessione 2026, né una circolare attuativa sul punto: storicamente la verifica è demandata alle commissioni in aula, e la violazione dei divieti comporta l’esclusione. Significa che la scelta dei codici è una responsabilità del candidato, e che conviene farla su edizioni pensate esplicitamente per l’esame, annotate con la giurisprudenza e non commentate dalla dottrina.

Sull’orale il decreto e persino più asciutto: il candidato si presenta quindici minuti prima e può portare con se una penna di propria dotazione.

Perché il parere è il problema di questa sessione

Si torna al punto di partenza, perché e qui che si decide la preparazione di queste nove settimane.

Un candidato che ha preparato la sessione 2025 ha scritto atti. Ha imparato a riconoscere il rito, a impostare le conclusioni, a gestire la struttura di una comparsa o di un appello. Tutto quel lavoro resta valido per il 16 dicembre, e non serve rifarlo.

Il parere è un’altra cosa, e nessuno degli attuali candidati l’ha mai scritto in sede d’esame. Chiede di prendere una questione senza un rito da individuare, costruire un ragionamento che tenga conto delle soluzioni alternative, scegliere e motivare la scelta. Si valuta la tenuta logica dell’argomentazione più della correttezza formale. E l’errore tipico non è sbagliare il diritto: è scrivere una dissertazione al posto di un consiglio, oppure dare una risposta secca senza mostrare il percorso che ci ha portato.

Le tracce su cui allenarsi, inoltre, scarseggiano: le ultime tracce di parere dettate all’esame sono quelle del dicembre 2019. Chi cerca materiale recente non lo trova, e questa è la ragione per cui in questa sessione gli esercizi corretti valgono più dei manuali.

Le tracce delle ultime sessioni, per capire che cosa aspettarsi

Delle due prove, l’atto ha una storia recente a cui guardare. Queste sono le tracce delle ultime due sessioni, utili per capire il livello e il tipo di caso che viene proposto.

SessioneMateriaTraccia dell’atto
11 dicembre 2025CivileMorte di un anziano caduto da una passerella instabile lungo il muro perimetrale della rete stradale comunale; gli eredi citano il Comune, che eccepisce di non averla realizzata e di averla scoperta dopo il sinistro. Difesa del Comune
11 dicembre 2025PenaleAggressione domiciliare da parte di un soggetto disarmato; la vittima reagisce con un coltello e viene condannata per lesioni personali volontarie gravi. Difesa dell’aggredito, sul terreno della legittima difesa e dell’eccesso colposo
11 dicembre 2025AmministrativoAccesso agli atti universitari sulla carriera della figlia, richiesto dal padre per valutare la revisione dell’assegno di mantenimento; l’ateneo nega per la riservatezza della controinteressata. Difesa del richiedente
10 dicembre 2024CivileRifacimento del tetto di una villa con infiltrazioni persistenti per difetti di materiale, progettazione ed esecuzione. Difesa del committente
10 dicembre 2024PenaleAtto di appello per la madre condannata all’ergastolo in primo grado per omicidio volontario pluriaggravato del figlio di due anni
10 dicembre 2024AmministrativoRevoca dell’aggiudicazione di un appalto di refezione scolastica dopo il diniego di subentro di una mandante. Difesa del raggruppamento escluso

Due cose si notano scorrendole. La prima: i casi sono concreti e circoscritti, non domande di teoria. La seconda: in tutte e sei le tracce il candidato deve scegliere una parte e difenderla, il che significa che la prima decisione — chi difendo e con quale strategia — pesa quanto tutto il resto.

Nove settimane: come usarle

Fra oggi e il 15 dicembre ci sono circa nove settimane. Non sono poche, ma non bastano per rifare tutto: vanno spese dove rendono.

La prima regola e che in questa sessione si scrive più di quanto si legge. Con due prove da sette ore e un parere che nessuno ha mai scritto in sede d’esame, l’ora passata a redigere un elaborato e farselo correggere vale più di tre ore di manuale. I criteri del decreto lo dicono in modo esplicito: si valuta la capacità di risolvere problemi concreti e le tecniche di argomentazione, non la quantità di nozioni.

La seconda e che il parere va messo al primo posto, perché è la parte su cui non si hanno automatismi, e perché nessuna traccia recente aiuta. L’atto si ripassa, il parere si impara.

La terza riguarda i codici: vanno comprati adesso e usati da subito, non portati in aula nuovi il 15 dicembre. Un codice annotato si usa bene solo se si sa dove stanno le cose, e quell’abilità si costruisce in nove settimane di esercizio, non in sette ore di prova.

Il Corso Full Immersion Atti e Pareri, e perché è costruito così

Il nostro percorso per questa sessione esiste in tre versioni, una per ciascuna materia d’esame — civile, penale e amministrativo — e ciascuna contiene la stessa struttura: dodici modelli ragionati, sei di pareri e sei di atti, con l’individuazione dei problemi essenziali della traccia e il percorso ideale di svolgimento; dodici esercitazioni, sei pareri e sei atti, con l’illustrazione preventiva delle tecniche; dodici correzioni personalizzate, che segnalano lacune di contenuto, errori processuali e difetti di redazione; tre videolezioni dedicate alle tecniche di redazione; e le videolezioni teoriche delle Basi del Diritto, dieci per il civile, dieci per il penale, tredici per l’amministrativo.

La proporzione non è casuale: dodici elaborati scritti e corretti contro ventitre videolezioni. In una sessione in cui il parere torna dopo sei anni, l’unico modo serio di prepararlo e scriverne molti e farseli correggere uno per uno.

Domande frequenti 

Quando sono le prove scritte dell’esame di avvocato 2026?

Le prove scritte dell’esame di avvocato 2026 si svolgono il 15 e il 16 dicembre 2026, con inizio alle ore nove, presso le sedi delle ventisette Corti d’appello e la sezione distaccata di Bolzano. Lo stabilisce l’articolo 4 del decreto del Ministro della Giustizia del 3 settembre 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4a serie speciale n. 70 dell’11 settembre 2026. Il decreto non precisa quale delle due prove si svolga in quale dei due giorni.

Quante prove scritte ci sono all’esame di avvocato 2026?

All’esame di avvocato 2026 le prove scritte sono due: la redazione di un parere motivato su una questione proposta e la redazione di un atto giudiziario su un caso pratico. Per entrambe il candidato sceglie la materia fra diritto privato, diritto penale e diritto amministrativo, e per ciascuna sono assegnate sette ore dalla dettatura del tema. È un cambiamento rispetto alle sessioni 2023-24, 2024-25 e 2025-26, che prevedevano una sola prova scritta, il solo atto giudiziario.

Da quanto tempo non si scriveva un parere all’esame di avvocato?

L’ultimo parere motivato dettato all’esame di avvocato risale alla sessione di dicembre 2019. Nelle sessioni successive la prova è stata sostituita prima dall’orale rafforzato e poi dal solo atto giudiziario. Nella sessione 2026 il parere motivato torna fra le prove scritte, il che significa che nessun candidato degli ultimi sei anni lo ha mai scritto in sede d’esame e che non esistono tracce recenti su cui esercitarsi.

Qual è il punteggio minimo delle prove scritte dell’esame di avvocato 2026?

Sono ammessi alla prova orale dell’esame di avvocato 2026 i candidati che ottengono non meno di diciotto punti per ciascuna delle due prove scritte. Ogni componente della sottocommissione attribuisce fino a dieci punti di merito per prova. Le due prove non si compensano: un punteggio alto in una non supplisce al mancato raggiungimento della soglia nell’altra.

Si può scegliere una materia diversa per il parere e per l’atto?

Il decreto stabilisce che il candidato sceglie la materia predisponendo uno dei pareri e uno degli atti giudiziari dettati dal presidente della commissione, riferendo la scelta separatamente alle due prove e senza imporre espressamente la stessa materia per entrambe. La scelta per le prove scritte avviene quindi in aula. Diverso e il caso della prova orale, per la quale la materia va indicata già nella domanda di partecipazione, da presentare entro l’11 novembre 2026. In assenza di un chiarimento ministeriale sul punto, conviene verificare prima di impostare la preparazione su due materie diverse.

All’esame di avvocato 2026 si scrive a mano o al computer?

A mano. Il decreto del 3 settembre 2026 stabilisce che le prove scritte dell’esame di avvocato 2026 si svolgono in presenza con il solo ausilio dei codici annotati con la giurisprudenza, senza alcuno strumento informatico. L’uso del computer per la redazione degli elaborati è previsto dalla bozza di decreto legislativo di riforma dell’ordinamento forense approvata in esame preliminare il 2 ottobre 2026, che non è in vigore e non si applica a questa sessione.

Quali codici si possono portare all’esame di avvocato 2026?

Alle prove scritte dell’esame di avvocato 2026 è ammesso il solo ausilio dei codici annotati con la giurisprudenza: nessun altro testo, manuale o supporto. Alla data odierna non risulta pubblicato un elenco ministeriale dei codici ammessi per questa sessione né una circolare attuativa, e la verifica resta demandata alle commissioni in aula. Alla prova orale il candidato può portare con se soltanto una penna di propria dotazione.

Quando scade la domanda per l’esame di avvocato 2026?

La domanda per l’esame di avvocato 2026 si presenta esclusivamente per via telematica dal 1 ottobre all’11 novembre 2026, dal sito del Ministero della Giustizia, con SPID di secondo livello, CIE o CNS. Il costo complessivo e di 90,91 euro, suddiviso in due pagamenti PagoPA: 74,91 euro fra tassa e contributo spese e 16,00 euro di imposta di bollo. La pratica forense va completata entro il 10 novembre 2026. Con la domanda si esercita anche l’opzione per le materie della prova orale.

Quali sono state le tracce dell’esame di avvocato 2025?

Nella sessione 2025, con la prova unica dell’11 dicembre, le tracce dell’atto giudiziario sono state: in civile, la difesa di un Comune citato dagli eredi di un anziano caduto da una passerella instabile; in penale, la difesa di chi, aggredito in casa da un soggetto disarmato, aveva reagito con un coltello ed era stato condannato per lesioni personali volontarie gravi; in amministrativo, l’accesso agli atti universitari richiesto da un padre per valutare la revisione dell’assegno di mantenimento, negato dall’ateneo per la riservatezza della figlia.

Come ci si prepara al parere dell’esame di avvocato 2026?

Poiché il parere motivato torna all’esame di avvocato 2026 dopo sei anni di assenza e non esistono tracce recenti, la preparazione efficace si basa sulla scrittura ripetuta e sulla correzione individuale più che sullo studio teorico. Il parere chiede di inquadrare una questione, esporre le soluzioni possibili e sceglierne una motivando: gli errori tipici sono scrivere una dissertazione invece di un consiglio, oppure dare una risposta secca senza mostrare il percorso argomentativo. I criteri di valutazione fissati dal decreto premiano chiarezza, rigore metodologico, capacità di risolvere problemi concreti e tecniche di argomentazione.

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