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Il nuovo esame da avvocato potrebbe cambiare già a partire dalla prossima sessione. Dopo un confronto al Ministero della Giustizia tra le rappresentanze dell’avvocatura e lo staff del ministro Carlo Nordio, si va verso una soluzione che anticipa parte della riforma dell’accesso alla professione forense attualmente in discussione in Parlamento.
La proposta sul tavolo prevede un esame di abilitazione con due prove scritte e una prova orale, superando così il sistema transitorio adottato negli ultimi anni. L’obiettivo è soprattutto quello di fornire certezze ai candidati che si stanno preparando alla prossima sessione e che, dopo il decreto Milleproroghe, si sono trovati davanti a una situazione di incertezza normativa.
Esame da avvocato: perché si cambia
Negli anni della pandemia l’esame di Stato per diventare avvocato era stato modificato più volte per adattarsi all’emergenza sanitaria. L’ultima versione prevedeva una prova scritta e tre prove orali, una formula temporanea pensata per semplificare le procedure.
Con il recente decreto Milleproroghe, però, questa disciplina non è stata prorogata. Di conseguenza si è creato un vuoto normativo che deve essere colmato prima della prossima sessione d’esame.
Proprio per questo motivo il Consiglio Nazionale Forense e l’Associazione Italiana Giovani Avvocati hanno chiesto al Ministero di anticipare alcune parti della riforma già in discussione alla Camera.
Secondo il presidente del CNF Francesco Greco, è fondamentale fornire indicazioni chiare a chi sta già studiando per l’esame: anticipare la riforma consentirebbe di evitare ulteriori incertezze e di definire subito la struttura delle prove.
Come funzioneranno le prove scritte
Nel nuovo modello di esame di abilitazione forense le prove scritte tornerebbero a essere due, ma con una struttura diversa rispetto al passato.
La prima prova consisterà nella redazione di un parere motivato su una questione giuridica. Il candidato potrà scegliere la materia tra diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo. L’obiettivo è verificare la capacità di analisi e di argomentazione giuridica.
La seconda prova riguarderà invece la redazione di un atto giudiziario, che richiederà competenze sia di diritto sostanziale sia di diritto processuale. Anche in questo caso il candidato potrà scegliere tra diritto civile, penale o amministrativo.
Le prove si svolgeranno in presenza e con modalità di videoscrittura. Sarà consentito esclusivamente l’uso dei codici annotati con la giurisprudenza, come avveniva tradizionalmente negli esami forensi.
La struttura della prova orale
Dopo il superamento degli scritti, i candidati dovranno affrontare la prova orale dell’esame da avvocato, pensata per verificare sia le conoscenze teoriche sia la capacità di applicarle a casi concreti.
Il colloquio partirà dalla soluzione di un caso pratico, basato su diritto sostanziale e processuale, in una materia scelta preventivamente dal candidato tra civile, penale o amministrativo. Successivamente verranno poste domande su diritto processuale e diritto sostanziale.
Durante l’orale sarà affrontata anche una materia complementare, scelta tra diritto commerciale, diritto costituzionale, diritto del lavoro, diritto dell’Unione europea, diritto ecclesiastico o diritto tributario. Non mancherà infine una domanda su ordinamento, deontologia e previdenza forense, aspetti fondamentali per l’esercizio della professione.
Meno candidati all’esame di avvocato
Il cambiamento dell’esame arriva in un momento in cui il numero degli aspiranti avvocati è diminuito in modo significativo.
Nel 2020 i candidati all’esame erano 22.750, mentre nel 2023 sono scesi a 9.703. Nel 2024 si è registrata una lieve ripresa con 10.316 candidati, salita ulteriormente nel 2025 a 11.164.
Il tasso di successo rimane comunque stabile: nel 2023 circa il 46,2% dei candidati ha superato l’esame.
Anche il numero complessivo degli avvocati in Italia sta gradualmente diminuendo. Secondo i dati della Commissione europea per l’efficacia della giustizia, l’Italia resta comunque uno dei Paesi europei con più avvocati: circa 398 professionisti ogni 100.000 abitanti, un dato superiore a quello registrato in molti altri Stati europei.
Cosa cambia per i praticanti avvocati
Se la proposta sarà approvata, il nuovo esame da avvocato con due prove scritte e un orale potrebbe essere introdotto già dal 2026. La modifica potrebbe arrivare attraverso un decreto legge del Ministero della Giustizia, necessario per rendere operativa la nuova disciplina in tempi rapidi.
Per i praticanti che stanno preparando l’esame, la novità rappresenterebbe un ritorno a una struttura più tradizionale, ma con prove pensate per valutare in modo più concreto le competenze giuridiche e la capacità di affrontare casi reali.
Nei prossimi giorni potrebbero arrivare indicazioni ufficiali dal Ministero della Giustizia. Nel frattempo, tutto lascia pensare che l’accesso alla professione forense stia entrando in una nuova fase di riforma e semplificazione.
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Nuovo esame da avvocato: dal 2026 possibili due prove scritte e un orale
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