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Mobilità e comandi: cosa cambia con il D.L. 25/2025
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Mobilità e comandi: cosa cambia con il D.L. 25/2025 

di Elia Pirone


Il Decreto-legge 14 marzo 2025, n. 25, recante “Disposizioni urgenti in materia di reclutamento e funzionalità delle pubbliche amministrazioni”, convertito in Legge 9 maggio 2025, n. 69, segna un punto di svolta per le mobilità e i comandi della Pubblica amministrazione.
A decorrere dal 2026, le Amministrazioni dovranno, infatti, ripensare almeno in parte le proprie modalità assunzionali. Con l’eccezione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, degli enti locali con un numero di dipendenti a tempo indeterminato inferiore a 50, dell’ARAN e delle Aziende sanitarie, gli Enti dovranno destinare almeno il 15% – su base annua, qualora le assunzioni siano pari o superiori a 10 unità – delle proprie facoltà assunzionali alla mobilità esterna.


In via prioritaria, dovranno essere destinatari di questa mobilità i dipendenti che provengono da altre Amministrazioni e siano collocati in posizione di comando nell’Ente che bandisce la mobilità da almeno 12 mesi e abbiano ottenuto una valutazione della performance pienamente favorevole. Ci sono due eccezioni: la disposizione esclude il personale comandato presso gli assessorati regionali alla sanità (e agli uffici a essi afferenti) e presso gli uffici di diretta collaborazione. Le posizioni eventualmente rimaste vacanti vengono coperte tramite concorsi.


Inoltre, la norma chiarisce che, qualora l’Ente non attivi entro l’anno le procedure di mobilità così come descritte, le facoltà assunzionali dello stesso per l’anno successivo saranno ridotte del 15%, con la cessazione di tutti i comandi entro 6 mesi dall’avvio delle procedure concorsuali e l’impossibilità di attivarne altri per i successivi 18 mesi. Non solo: se il personale comandato non presenta domanda di partecipazione, quest’ultimo cessa dal comando alla sua naturale scadenza e non può essere ulteriormente comandato – anche presso una Amministrazione diversa – per i successivi 18 mesi.


È quindi evidente come la norma tenda a limitare in modo deciso l’utilizzo dei comandati, privilegiando una visione per la quale chi lavora, soprattutto se da parecchio tempo, in un Ente deve necessariamente essere inquadrato quale dipendente di ruolo dello stesso.

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